Domani essa cadrà da sé, e noi sapremo ciò che nascondeva. Domani conosceremo ciò che le nostre opere hanno valso, come esse si sono ripercosse nel mondo, gli echi che hanno fatto risuonare. Vedremo di esse gli effetti consolidati, giudicheremo della loro fecondità. Oggi è silenzio, è bianco. Bianco sui giornali, bianco sulle piazze, bianco a Torino su ciò che si fa a Napoli, e a Napoli su ciò che si fa a Torino. Siamo ridotti, in questo grande mondo, a delle piccole molecole di vita, senza porte e finestre attraverso le quali ci arrivino i riflussi delle altre molecole. Ma la vita, raccolta, non è perciò meno vita. Anzi. La storia ha bisogno dì coscienze per realizzarsi. Il raccoglimento crea le coscienze. La mancanza di avvenimenti esteriori nell'avvicendarsi della storia, corrisponde sempre ad un periodo di maturazione di coscienze. La maschera di quei giorni è anch'essa bianca, scialba, inespressiva. Ma passano i giorni sconfortanti, ed appare la faccia radiosa della verità, della realtà. Si grida al miracolo, alla stranezza, i mistici vaneggiano coi loro inni all'inconoscibile. E non c'è miracolo, né stranezza. E non c'è stato sbalzo inspiegabile. Le molecole di nuova vita che erano andate formandosi, ognuna per conto suo senza splendori collettivi, senza scie luminose nel passato, si raggruppano, si avvicinano. È uno scintillare improvviso, che ha dei precedenti, che forse è nella natura stessa degli avvenimenti del mondo. Ma la gente volgare vuole l'ordine, vuole la continuità regolare.
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