La situazione economica è ottima: il movimento degli affari è addirittura vertiginoso, l'espansione industriale ha qualche cosa di prodigioso, l'agricoltura è largamente rimunerativa; circola molto denaro e il rincaro della vita è per molte classi della popolazione, e specialmente per quelle lavoratrici, sopportabile, dato il rialzo dei salari prodotto dalla febbrile produzione e in generale dall'economia di guerra. Le casse si vanno riempiendo di risparmi, sia nelle regioni industriali, sia nelle regioni agricole, e gli impieghi di denaro sono ricercatissimi, e ciò in virtú del fatto che grandissima parte delle spese di guerra vengono fatte in Paese.
La situazione interna è soddisfacente: le popolazioni sono dappertutto tranquille, laboriose, disciplinate, e dimostrano col loro sereno atteggiamento l'infondatezza della leggenda — della quale si nutrono in mancanza di piú vitale nutrimento, i giornali dei paesi nemici — secondo la quale le popolazioni latine sarebbero incapaci di prolungare lo sforzo bellico, di sopportare i disagi, di adattarsi alle privazioni. Queste e quelli sono del resto molto relativi: appena adesso, dopo quasi due anni e mezzo di guerra, cominciamo a razionare i consumi, e quanti conoscono la situazione alimentare dell'Austria-Ungheria e della Germania (come i nostri ufficiali reduci dalla prigionia di guerra) affermano che al paragone noi viviamo in un Eldorado. Una piú saggia e piú oculata organizzazione dei servizi degli approvvigionamenti e dei consumi (la genialità latina non potrà smentirsi neanche in questo campo) basterà ad eliminare gli inconvenienti ed a presidiare robustamente la resistenza del Paese.
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