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to delle ricchezze, onori, e gradi, che possedeva, venne col mezzo, col quale credeva d'ascendere a più sublime grado , a discendere al basso, e ridursi a niente. Ma può riputare a singoiar grazia non aver fatta peggior morte, avendo per le sue scelerate opere meritato d'esser con mille tormenti stracciato. Il secondo dei tempi nostri chi fu ?
Giul. Lodovico di Borbona principe di Contò, fratello di Monsignor di Yandomo già Re di Navarra costui essendo capo degli U-gonotti di Francia perseguitava acremente i cattolici, e venendo a scaramuccia con l'Esercito de! Re, del quale era capo Enrico duca d'Angiò fratello di esso Re. Fu il conte ucciso e portato nel campo cattolico carcato sopra un'asino, e poi disteso sopra una tavola, e lasciato in pubblico, acciocché da ognuno fosse potuto vedere. A cui un Francese similmente per scherni compose un quaternario secondo la rima di quel linguaggio, che così dice
L'an mil cinquecens soxante neuf Etre Cognac, et Casteau neuf Fu porte mort sur une annessa Le grani enernf della Messa
Potrei raccontare di mille altri, che mentre stavano con i pensieri alti, e superbi vituperosamente finirono le loro vite, ma le lascio per non tediarvi.
Rol). A me non saria tedio, ma lasciatele per un' altro giorno, ed ora rientrate a ragionare delle cose della nostra Patria.
7.
Giul. Così vo fare. I Mazzaclocchi scacciati dalla città, ch'erano al numero di trecento, sebene per quel giorno sparsamente si salvarono chi in uno, chi in un'altro luogo, il giorno seguente si riunirono a Pastignano Villa del Monastero di S. Giovanni di questa città. E dopo un lungo discorso avuto tra loro, essendo diversi i pareri, fu concluso, che cinquanta di loro andassero a querelare al Re, argomentando, che il numero delle persone ha gran forza a movere i principi a compassione, ed al castigo. I quali cinquanta