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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto! a disposizione la copia del volume. [Home Page]
arrivarono in Napoli in tempo, che il Re aveva avuta nuova, che il Cardinale suo Aglio era in Roma a miglior vita passato, ed anco, che alcuni baroni secretamente congiuravano contro di lui, con intenzione di ribellarsi (1). E mentre stava coll'animo turbato , e ripieno di collera, e di mestizia, gli si appresentarono avanti i Teramani piangendo, ed incolpando i loro offensori con nome di tiranni, di rompitori di pace, e di dispreggiatori di Dio, delia giustizia e degli regli ufficiali, accrescendo, e dilatando le loro offese assai più di quel che in effetto erano. Il Re ricordandosi dei passati tumulti della città, e delle altre provisioni sopra di ciò fatte, e di tanti ricorsi, avuti a lui, ed al duca di Calabria, trovandosi, come ho detta colerico, e mesto, dicono, che con un grido proruppe , e disse: Quando finiranno i vostri tumulti ? quando cessaranno i vostri ricorsi ? Ma li faremo ben finir noi si. E fattesi andar avanti Marino di Forma dottore di legge, e regio consigliero, uomo in fatti, ed in parole assai rigoroso, e gli disse va a Teramo , e senz' averne a render conto a noi, ma solo a Dio castiga tutti quelli, che nell' ultimo tumulto della città an delinquito in fatti ed in parole, in consigli, in ricetti, ed in qualsivoglia altro modo , sebene fosse necessario stirpar del tutto i cittadini. Rispose il Forma, ch'era apparecchiato ubbidire a quanto sua Maestà comandava, ma voleva portare lettere patentali, nelle quali fosse inserita la sua autorità, ed i comandi, e modi, che doveva tenere, nel procedere contro i malfattori. E così in quell'istante fu data commissione ad un secretario, ed in amplissima forma la scrisse. Or il magistrato della città nostra a-vendo avuta notizia della mossa dei cinquanta Mazzaclocchi per Napoli, elidendosi di prevenire, mandarano subito due sindici al Re, a supplicarlo di alcune grazie, per i bisogni della città, e tra le altre cose si supplicavano, era che fossero castigati gli uccisori di Cola di Rapino. Ma giunsero alla porta di Castelnovo appunto quando i Mazzaclocchi licenziati ne uscivano: ed il Re avendo la
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