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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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   roccate le loro case, e tagliati gli alberi, e le vigne , nonostante qualsivoglia assicurazione di dote. E nell'istesso tempo mandò a Castel di Sanguine a far lavorare con destrezza catene, e collari di ferro, manette e ferri per i piedi in grosso numero: ed egli il secondo di Aprile si partì di Napoli accompagnato da cinquecento, e più soldati a cavallo, ed a piede; conducendo anco maestri di giustizia, mazzaboi di non poco numero, e giunse nella città ai 12 di detto mese. Arrivato in Teramo il commissario, e mostrata la patente ai signori del magistrato, e fatte scaricare nella piazza le catene, i ferri, li collari, e le manette, i cittadini non solo quelli, che di alcuna legiere cose eran colpevoli, ma eziandio gì' innocenti si atterrirono udito il tenore della patente: di maniera che ad alcuni di poco core parea esser giunto il giorno del final giudizio: ed altri si doleano non essersi partiti, per non vedere le stragi, e le crudeltà, che si dicea dover succedere. I colpevoli poi o di ricetto o di consiglio, o d'alcun favore s'erano ritirati ciascuno nella propria casa, non stando nè secreti, nè palesi, ed indi mandava chi figlioli, chi servitori, a prender lingua dei motivi del commissario : e non era ancora tornato il primo, che ne mandava un'altro: nè contento di questo, se passava per strada qualche confidente (anzi se-ben fossero stati mille) li faceva andare in casa, e sottilmente li domandava del medesimo. Poi ciascun di loro tenendo le porte delle loro case serrate, si poneva a passeggiare chi per la saia, chi per il giardino, discorrendo tra se stesso molte cose: ed avendo conchiuso un fermo proposito nella mente di quel che designava di fare, ed indi a poco non piacendogli ne ripensava un altro, e poi un altro. Talché con questi varii pensieri, e discorsi trapassarono due giorni, e due notti, poco dormendo. Nella venuta del commissario nella città era capo del Regimento Mariano d'Adamo, del quale abbiamo un'altra volta ragionato, e detto, che per intercessione sua il Re Ferdinando concedette alla città in dominio il castello di Fron-darolo. Il quale Mariano posto da parte ogni timore, due giorni dopo, che il commissario giunse in Teramo, andò in Palazzo, ed ottenuto licenza da lui, così cominciò a dire: Essendo Iddio unità essenziale, se bene alle volte per cagioni occulte a noi permette, che i principi, e gli Re prestano orecchie alle falsità, ed alle bugie, non ha sopportato giammai, che la verità sia suppeditata, e conculcata.

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