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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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   gio Fisco. Ed avendo avvisato al Re Ferdinando di quanto abbiamo ragionato, e dell'intenzione, che avean d'indultar tutti, per ridurre la città in pace, fu per una lettera di esso Re dell' ultimo d'aprile approbato quanto dal commissario fu proposto di fare, non senza gran contento della fazione spennata, che si credea andare in fumo, considerati i grandi apparecchi, che si vedeano. Furono fatte le paci, e con tutte caotele legate, ed indultati, come ho dotto, ripatriando tutti dell'una e dell'altra fazione.
   Rob. Parmi aver udito, che una volta s'ingravidò un monte : onde i popoli tenendo, che non avesse a partorire qualche fiera orrenda e spaventevole, al tempo del parto chiamarono molti armati, con animo di uccidere la fiera prima che divenisse grande. Ma avendo il Monte partorito un topolino quei popoli si partirono l'uno l'altro ridendo. Così pare a me, che quel commissario dimostrasse voler mandare in esecuzione cose terribili, e grandi, e poi si gran numero di omicidii, ed altri delitti inquisiti furono aggraziati con danari.
   Giul. Non vi meravigliate di ciò, perchè la verità ha gran forza: anzi se fosse sepolta nel fondo di un pozzo, necessariamente ne vien fuori. I Mazzaclocchi seben erano stati veramente offesi, non aveano esposta la cagione della loro offenzione, e però il commissario, riconosciuta la verità, indulto l'una e 1' altra parte, e pose la città in pace.
   8.
   Rob. La congiura, e ribellione dei baroni andò avanti ?
   Giul. Andò, e se volessi raccontare tutti i successi, che nei tre anni seguenti occorsero, avrei assai che dire. Bastavi solo sapere, che i congiurati ricorsero a Papa Innocenzio Vili, succeduto a Sisto IV., il quale sdegnato contro il Re, perchè ricusava di pagare l'ordinario censo, accettò volontieri l'impresa. Ed essendosi con loro collegato, assoldò per capo dell'esercito ecclesiastico Roberto San-severino conte di Caiazza allora famoso Guerriero in Italia. Ed il Re dell'altra parte mise similmente esercito in campagna, guidato

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