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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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   e fratelli è, che prima d'ogni altra cosa con supplici prieghi si ricorra all'altissimo Dio, il quale non per i nostri meriti, ma per la sua infinita bontà, e misericordia voglia difendere questa Città, e liberarla dalle angustie, nelle quali si trova. E se tra cittadini fossero alcune discordie, che si pacifichino, e si concordano, o almeno si soprasedono tutte le difficoltà, e differenze, per tirare ad una fune, mentre dureranno i presenti nostri travagli. E venuto il Commissario nella Città, si veda, legga, e ben consideri la sua commissione, e veduta si faccia la risposta secondo il tenore di essa con consulta dei Dottori della Città, e 11011 bastando si chiamino alcuni de forestieri. E tra tanto con diligenza si faccino tutte le provisioni necessarie, per difenzione della Città, acciocché, se per sorte il Duca ci volesse far violenza possiamo coll'armi resistere, e se sarà necessario per difenzione della libertà nostra spargere il sangue di tutti noi, non che consumare tulli i nostri beni si sparga il sangue e prima la Ciltà si abruggi, e vada in mina, che ad alcuno fuorché all'Imperalo!1 nostro signore si sottometta. Fu il parere del Trimonzio accettato da tutti, ed usciti in piazza allegri più de! solito fu tal parere per tutta la Città pubblicato. Onde ila preti, e da frati furono cominciate le processioni per le chiese della Città e per più giorni continuate. Le donne eziandio le zitelle andavano scalze ogni giorno alle chiese di S. Maria delle Grazie, della Misericordia, di Biletto, ed altre chiese a porgere a Dio diretti prieghi, ed i vecchi deboli con le corone in mano rarissime volle si discostavano dalla cappella, e sepoltura di S. Berardo, ivi divota mente pregando la maestà divina, che per li meriti, ed intercessioni di quel Santo avesse liberata la Città dagl'imminenti pericoli. Furono poi messi nella Città più di cinquecento persone alte all'armi dei castelli, e ville e fatta scelta senza accettazione di persone di tutti quei, che dentro erano atti a menare le inaili, e divise in squadre, dando a ciascuna squadra, un prudente capo. S'attese anco a riparare con terra, e fascine ovunque le muraglie avevano bisogno. Fu anco spianato il terreno di fuori, ove dava facile la salita nella Città. Furono rimurate tutte le porte, fuorché due, e i dodici eletti, non avendo il giorno mai posa, andavano or quà, or là provedendo a tutti i bisogni, ed ogni notte sei di loro stavano sempre vigilanti. Ai dieci di Novembre venne il Commissario nella Città e presentate le lettere commissio-

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