Ma tra i baroni e' l re nasceano molti sospetti. Perch'avendogli dato quei la corona, superbia in loro, e nel re dispetto del troppo beneficio, lavoravan tanto, che a' baroni non bastava guiderdone o favore, al re parea fellonia ogni picciolo scontento; e cominciava egli a giocare con suoi scaltrimenti per abbattere i più audaci. È probabile inoltre che cagionasse dispiacere la pattuita e mal osservata ristorazione agli ordini pubblici de' tempi di Guglielmo il Buono(394), di cui s'avean idee indefinite e pressochè favolose: onde tanto più ardentemente li vagheggiavano i popoli, tanto più diveniano difficili a soddisfarsi; nè Pietro era principe arrendevole, nè mantenitor di franchige che menomassero l'autorità regia. Pungea fors'anco i nostri invidia de' Catalani, e del non aver parte abbastanza ne' pubblici affari; onde alcun pensava non aver mutato la tirannide in libertà, ma la persona del principe e la nazione de' signori: i quali umori è naturale che da' baroni passassero anco ne' popolani più veggenti, nè ignoti restassero al re. Stando Pietro così sotto il castel di Geraci, avvenne che il dì otto aprile, preso uno spion de' nemici, rivelava pratiche del principe di Salerno in Sicilia. Confessò, dice il Neocastro, essersi indettato Gualtier da Caltagirone a dargli in balìa tutta l'isola, se alla partenza di Pietro per Bordeaux, mandasse in alcun porto di val di Noto cinquanta galee con un grosso di cavalli francesi. Il quale Gualtiero, signor di Butera e d'altri feudi, possente sopra ogni altro in val di Noto, e famoso appo i narratori della congiura di Procida, al primo avvenimento del re avea chiesto d'andar tra i cento campioni al duello; ma poi deluso nelle sue ambizioni, o sospicando de' governanti, venne a tanta contumacia, che solo tra' siciliani baroni, per inviti che replicassegli il re, niegò di seguirlo in arme in Calabria.
| |
Guglielmo Buono Pietro Catalani Pietro Geraci Salerno Sicilia Neocastro Gualtier Caltagirone Pietro Bordeaux Noto Gualtiero Butera Noto Procida Calabria
|