Indubbiamente la nostra rivoluzione, in quanto rivoluzione politica, realizza con le forze del popolo interessi non popolari. Fatto fondamentale di questa rivoluzione, dopo i grandissimi sacrifici, le sofferenze e gli sforzi rivoluzionari degli operai e dei contadini, è la presa di possesso della autorità politica da parte di un gruppo intermedio, la così detta intelligenza rivoluzionaria socialista o democrazia socialista.
Dell'intelligenza socialista - russa e internazionale - si scrisse molto. Normalmente è stata esaltata, chiamata portatrice dei più alti ideali, paladina della verità eterna. Più raramente è stata criticata. Ma tutto ciò che ne fu scritto, tanto il bene che il male, contiene un difetto essenziale: era essa stessa a definirsi, essa stessa a esaltarsi o a criticarsi. Allo spirito indipendente degli operai e dei contadini, ciò non persuade affatto, come non può avere alcun significato nelle relazioni fra di essa e il popolo. Quest'ultimo nei suoi rapporti con lei terrà conto soltanto dei fatti; e il fatto concreto incontestabile nella vita dell'intelligenza socialista è questo: essa ha sempre fruito di una posizione sociale privilegiata. Vivendo di privilegi, l'intelligenza si è fatta privilegiata non soltanto socialmente ma anche psicologicamente. Tutti i suoi sforzi spirituali, - ciò che si chiama «ideale sociale», - portano inevitabilmente in sè lo spirito del privilegio di casta. Possiamo riscontrarlo nel corso di tutto lo sviluppo sociale dell'intelligenza.
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Versione con traduzione di Virgilio Galassi
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