Qui si scontrò con le autorità petliuriste.
I petliuristi, preso il potere in moltissime città, si ritenevano i veri padroni del paese. Con le numerose brigate contadine avevano formato il loro esercito, poi avevano proclamato la mobilitazione generale per organizzare un regolare esercito di stato. Ritenevano che il movimento machnovista fosse un semplice episodio della rivoluzione ucraina e speravano di attirarlo nella sfera della loro influenza e della loro direzione. Essi posero a Machnò una serie di domande di natura politica: come egli vedesse il movimento petliurista e l'autorità dei petliuristi, come ritenesse dovesse essere la organizzazione politica dell'Ucraina, se stimasse desiderabile e utile lavorare con loro per la creazione di una Ucraina indipendente. La risposta di Machnò e del suo comando fu breve: essere il petliurismo, secondo la loro opinione, un movimento della borghesia nazionalista ucraina con la quale loro, contadini e rivoluzionari, non avevano nulla in comune; l'Ucraina dover organizzarsi sul principio del lavoro e della indipendenza dei contadini e dei lavoratori da qualsiasi autorità politica; non unione ma soltanto lotta poter esistere fra il movimento popolare machnovista e il movimento borghese petliurista.
Non molto tempo dopo Machnò marciò su Ekaterinoslav per cacciarne l'autorità petliurista. I petliuristi avevano notevoli forze militari: inoltre, difesi dal Dnepr, potevano ritenersi invulnerabili. Le brigate di Machnò si fermarono a Nizhne-Dneprovsk, dove si trovava anche il comitato cittadino del partito comunista bolscevico, che disponeva di forze armate locali.
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Versione con traduzione di Virgilio Galassi
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