Ma questo giorno, in vece di essere lieto, fu funesto a quella città, e poco mancò che non divenisse una luttuosa tragedia. Lo sfrenato popolo volendo vendicarsi delle angarie, che sofferte avea sotto il governo savojardo, prese le armi. Avea alla testa un villano, che chiamavasi Zosimo, il quale fe saccheggiare le case di coloro, contro i quali i malcontenti erano irritati; e non contento di ciò, entrò nel castello, dove si erano ricoverati quei ministri, e incutendo timore al comandante, e sfogando il suo sdegno, ne uccise diciannove. Il coraggio della nobiltà guidata da Pietro Montaperto capitano della città, estinse questo fuoco, e salvò Girgenti. Fe egli prendere, e legare nella pubblica piazza quel capopopolo. Atterriti i compagni della prigionia del loro condottiere, perdettero l’ardire, e cessò il tumulto (2114).
Fra gli ordini dati dal marchese di Lede nello entrare al governo di Sicilia, rammentasi il sequestro fatto apporre alle rendite del pingue arcivescovado di Morreale, che appartenevano al cardinale Francesco del Giudice, che trovavasi allora in Roma, ed era riputato nemico della Spagna, dopo ch’era stato levato dal posto di ministro (2115). Fu questo un colpo del cardinale Alberoni, il quale volendosi vengiare delle forti opposizioni, che fatte avea il Giudice nel pubblico concistoro al papa, ed a’ cardinali, per impedire che fosse egli ammesso nel sacro collegio, lo dichiarò nemico della corona, e fe incamerare le rendite di tutti i benefizî, ch’ei possedeva nei regni di Spagna, ed ora quelle del dovizioso arcivescovado di Morreale.
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