La Nina e Topolino non se lo fecero dire due volte: e infilarono il viale abbracciati, portando seco i loro libri di novelle dov'erano raccontate le avventure di Poghettino e i portenti dell'Uccellino blu. Ma il piacere di leggere que' racconti, che, tanto li avevano letti e riletti, dovevano oramai sapere a memoria, non appariva loro come un piacere completo. In fondo, in fondo sarebbero stati volentieri anche loro coi più grandi; desiderio che traluceva in una lacrimina ond'erano inumiditi gli occhi di Topolino e nell'aria di imbroncimento che al viso della Nina davano le ciglia aggrottate e le labbra sporgenti.
Quando il babbo, che dal terrazzo gli aveva visti andar via cogli altri, dallo stesso luogo li scorse tornare a quel modo:
- Che c'è? Che è stato? Vi siete leticati secondo il solito?
- Carlo ci canzona.
- La Mariuccia ci fa le reverenze.
Subito appena udirono pronunziata l'accusa, gli accusati in tre salti furono dirimpetto al giudice, ossia al babbo.
- Non è vero, disse Carlo, io volevo leggere la storia romana e loro non vogliono sentire che novelle.
- No - replicò singhiozzando Topolino - io sto a sentire tutto... ma io certe parole... e poi lui non spiega... e oggi c'era uno Spu... Spu... che... Io anche le bestie mi divertono... se avessi un bel libro di bestie...
- Ah! sicuro - interruppe Michele - si leggerebbe anche noi.
- Bene! Vi comprerò il libro delle bestie.
- No senti - disse la Mariuccia - un libro si legge presto e poi quando s'è letto una volta o due si sa a mente e non si guarda più. Compraci.
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