Ora calmati, e procura di star buona. Il compare Drosselmeier ti ha mandato a regalare quest'uccellino che è tanto agevole e che ti farà compagnia. Non vi sono più topi: tutti i balocchi sono stati rimessi al posto, e il tuo Stiaccianoci è stato richiuso, sano e salvo, dentro l'armadio.
Che la Marietta avesse dunque proprio sognato? Credo di sì.
Iginia AGNOLUCCI
Le due bambole.
Nr. 5 (4 agosto 1881), p. 74-76.
I.
- Vieni, cara la mia piccina. Giacché siamo venute in villa, e il tempo oggi è buono, dobbiamo fare una passeggiata insieme.
Così diceva la Virginia, bambina sugli otto anni, a una bella bambola che da qualche settimana era la sua delizia.
- Ti metterò il vestitino e il cappellino nuovo, purché tu prometta di tenerlo di conto.
E intanto vestiva la sua bambola di un abito di drappo guarnito di gale e di fiocchi, e le poneva in capo un cappello di paglia finissimo, fatto all'ultima moda.
- Ora possiamo uscire; ti condurrò a vedere il podere di Cecco. La mamma me ne ha dato il permesso.
E presa la bambola per la mano, scese nel giardino, e di lì entrò in una viottola del podere.
La Virginia era una buona bambina: quieta, ubbidiente, assennata. E perciò la mamma, sapendo di potersene fidare, le permetteva, quando erano in campagna, di fare qualche breve passeggiata anche da sé sola assegnandole peraltro il luogo e la via. Così era certa che la bambina non correva pericoli, e che l'avrebbe rintracciata.
Lungo la viottola, la Virginia, tenendo per mano con ogni cura la sua bambola, continuava a discorrere con lei, e le faceva osservare ora l'erba, ora l'acqua corrente, ora gli alberi, ora le farfalle, domandandole cento cose, e rispondendo per essa, e facendo tutte le spese della conversazione.
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