- E i garzoni, i garzoni? - domandō il sor Timoteo.
Nessuno seppe rispondergli.
E cosė finė la gita di piacere della famiglia Disgraziati.
Carlo COLLODI
Pipi, lo scimmiottino color di rosa.
Nr. 33 (16 Agosto 1883), p. 518;
Nr. 34 (23 agosto 1883), p. 534-535;
Nr. 47 (22 novembre 1883), p. 743-744;
Nr. 48 (29 novembre 1883), p. 758-760;
Nr. 50 (13 dicembre 1883), p. 794-795.
Cap. I.
Il ritratto di Pipė.
Era una piccola famigliola composta di sette scimmie: il babbo, la mamma e cinque scimmiottini alti quanto un soldo di cacio.
Questa famigliola abitava fra i rami di un albero gigantesco, in mezzo a una foresta, e pagava quindici susine l'anno di pigione a un vecchio gorilla prepotente, che si era messo in capo di essere il padrone di casa.
Dei cinque scimmiottini, quattro avevano il pelame di un colore scuro come la cioccolata; ma il quinto, invece, ossia il pių piccolo di loro, fosse scherzo di natura o altro, fatto sta che era tutto ricoperto, salvo il musino, da una finissima lanugine di color vermiglio carnicino, come le foglie della rosa maggese. Ed č per questa ragione che in casa e fuori di casa lo chiamavano tutti in canzonatura col soprannome di Pipė, parola che nella lingua parlata delle scimmie, vuol dire precisamente color-di-rosa.
Pipė non somigliava punto né a' suoi fratelli né agli altri scimmiottini del vicinato.
Aveva un musino vispo e intelligente; un par di occhietti furbi, che non stavano fermi un minuto: una bocchina che rideva sempre, e un personalino asciutto e flessibile, come un gambo di giunco.
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