Pagina (319/360)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Si avvicinò pian pianino, in punta di piedi, al giovinetto che dormiva: e rattenendo perfino il fiato... allungò adagino adagino una zampa... prese con una velocità incredibile la pipa che era posata sull'erba... e poi, via a gambe come il vento.
      Appena arrivato a casa, chiamò subito, tutt'allegro, il babbo, la mamma e i fratelli; e in presenza a loro, infilatosi quel pipone fra i labbri, cominciò a fumare con lo stesso garbo e con la stessa disinvoltura, come avrebbe fatto un vecchio marinaio.
      La mamma e i fratelli, a vedergli uscir di bocca quelle nuvole di fumo, ridevano come matti: ma il suo babbo che era uno scimmione pieno di giudizio e di esperienza di mondo, gli disse in tono di avvertimento salutare:
      - Bada, Pipì! A furia di scimmiottare gli uomini, finirai un giorno o l'altro col diventare un uomo anche tu... e allora? Allora te ne pentirai amaramente, ma sarà troppo tardi!
      Impensierito da queste parole, Pipì gettò via la pipa di bocca e da quel giorno in poi non fumò più.
      Eppure quella pipa rubata portò la disgrazia e la desolazione in quella povera famigliola. Difatti, pochi giorni dopo, Pipì fu colpito da un orribile infortunio! Lo sciagurato perdé per sempre la sua bellissima coda: una coda così bella, che bastava averla vista una volta, per non potersela mai più dimenticare.
      Come andò che Pipì perdé la sua magnifica coda?
      È una storia crudele e dolorosa, che fa venire le lacrime agli occhi soltanto a pensarvi; e io ve la racconterò in quest' altro capitolo.
      (Continua)
     
     
     
      Cap.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Giornale per i bambini
Antologia
di Autori Vari
Tipografia del Senato
1881-1883 pagine 360

   





Pipì Pipì Pipì Pipì Continua