Pagina (69/699)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      ... ma il cuore; non è peranco tutto cenere...."
      Prendetevela con la natura, Conte di Caserta, che mi ordinò in modo da ridere, dove altri piange. Ma parvi questa cosa da piangere, vedervi tutte le notti tormentarvi innanzi un teschio inanimato, che non può sentire le vostre bestemmie, o le vostre preghiere: nè può maledirvi, nè perdonarvi? Io ve lo ho già detto le mille volte, e vel ripeto adesso: voi ne perderete l'intelletto.
      E conservarlo giova? E perderlo nuoce? Il rimorso vive con lui; e perduto, gli sopravvive. Un giorno l'aveva intero, capace di tutto comprendere, nè fui meno sventurato; ora io l'ho più che a mezzo perduto, nè mi sento più felice per questo.
      Ma via, concedete una volta che io vi tolga dagli occhi quell'ossame, che di giorno in giorno vi diminuisce la ragione. – Pensate alfine, che fu capo di donna che tradì il letto maritale, e portò nel suo seno....
      Taci per l'amore che hai per la vita.... taci.... Il tuo ufficio contro questa creatura terminò col colpo che le tolse la vita. Io ti ho comandato essere il suo assassino, non già il suo detrattore. – Basta. Io l'ho punita come colpevole, ora amo fingermela innocente.
      Allorchè da giovanetto studiava le leggi nella Università di Federigo, intesi, Conte, che chi vuole il più deve necessariamente volere anche il meno. Mi deste il diritto di ricercare nelle sue viscere, – e vorrete negarmi adesso quello di ricercare nella sua fama?
      Il Conte di Caserta si accostò alla parete accennando cadere; lo sostenne subito il Conte di Cerra che aggiunse:


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

La battaglia di Benevento
Storia del secolo XIII
di Francesco Domenico Guerrazzi
Le Monnier Firenze
1852 pagine 699

   





Conte Caserta Pensate Università Federigo Conte Conte Caserta Conte Cerra