Nella sua introduzione al The story of Burnt Njal, Giorgio Dasent riassume così, con molta esattezza, le qualità di un Normanno quali si mostrano nelle saghe: «Fare apertamente ciò che si deve compiere, come un uomo che non teme nè nemici, nè demoni, nè destino;... essere libero ed ardito in tutte le proprie azioni; essere dolce e generoso verso gli amici e tutti quelli del proprio clan; essere severo minaccioso verso i propri nemici (quelli che sono sotto la legge del taglione) ma anche verso di essi compiere tutti i doveri obbligatori... Non rompere un armistizio, non maledire, non calunniare. Non dir nulla contro un uomo, che non si oserebbe ripetergli in faccia. Non respingere mai un uomo che cerca un rifugio o il cibo, fosse egli un nemico».182
Gli stessi principî, ed anche migliori, si rivelano nella poesia epica e nelle triadi galliche. Agire «secondo uno spirito di dolcezza e principî di equità», sia verso nemici o amici, e «riparare i torti», sono i più alti doveri dell'uomo: «il male è la morte, il bene è la vita», grida il poeta legislatore.183 «Il mondo sarebbe follìa se le convenzioni fatte dalle labbra non dovessero essere rispettate» - dice la legge di Brehon. E l'umile shamaniste Mordoviano, dopo aver lodate le stesse qualità, aggiungerà ancora, nei suoi principî di diritto del costume, che «tra vicini la vacca e la scodella del latte sono in comune»; che «la vacca deve essere munta per voi, e per colui che può aver bisogno di latte; che «il corpo di un fanciullo arrossa sotto i colpi, ma che il volto di chi colpisce arrossisce di vergogna»184 e così di seguito.
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