Però, s'ei non ne intende boccicata,
È da scusarlo; e poi, per dire il vero,
Lettere ed armi van di rado unite,
Perc'han di precedenza eterna lite.
58.
Ma benchè la lettura sia fantasticaA un che si può dir non sa nïente,
E ch'altro(938) di vìrtù non ha scolasticaChe pelle pelle l'alfabeto a mente,
Tanto la biascia, strologa e rimastica,
Ch'a cómpito leggendo, finalmenteIl sunto apprende, e fra l'altre sue ciarpe
Ripone il libro, e sprona poi le scarpe.
59.
Così cammina, e a quel castello arriva;
Passa dentro, lo gira e si stupisceChe quivi non si vede anima viva,
Perch'a quell'ora in casa ognun poltrisce.
Ma perchè non è tempo ch'io descrivaQuanto col Tura a Paride sortisce,
Con buona grazia vostra farem pausa,
Per diffinir di Piaccianteo la causa.
60.
Che da quei tristi, com'io dissi dianzi(939),
Fatto, mentre pappava, assegnamentoD'insaccarsi per lor quei pochi avanzi,
Toccò de' piè nell'arsenal del vento.
Di poi gli stessi sel cacciaro innanziGiusto come il villano il suo giumento.
Pungolandolo come un animale,
Finchè lo spinser dove è il generale.
61.
Appunto il generale a far s'è postoAlle minchiate(940), ed è cosa ridicola
Il vederlo ingrugnato e maldisposto,
Perchè gli è stata morta una verzicola.
Le carte ha dato mal, non ha risposto,
E poi di non contare, anco pericola,
Sendo scoperto aver di più una carta,
Perchè di rado, quando ruba, scarta.
62.
Costoro alfine se gli fanno avanti,
Per dirgli del prigion c'hanno condotto;
Ma e' posson predicar ben tutti quanti,
Perch'egli, ch'è nel giuoco un uomo rotto
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Tura Paride Piaccianteo
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