Impose agli indigeni, malgrado le numerose prove del non esservi oro, di fornirgliene una data quantità ogni mese; e quando uno dei capi, il Guarionex, sensatissimamente, proposegli di coltivare a grano una estensione di 45 leghe, purchè non gli si chiedesse ciò che non potevagli dare, l'oro, non accettò; mentre economicamente era quello un eccellente equivalente; né smise dalle pretese neppure quando vide quegli infelici indigeni lasciare, disperati, ogni coltura nella speranza che così la fame cacciasse lui e gli invasori dall'isola.
Peggio: quando nella terza spedizione si trovò poi, davvero, in terraferma in vicinanza della punta di Ikakos, egli pretese di essere in un'isola che chiamò "Isla de Gracia"; e neppure cambiò idea quando vi scoprì lo sbocco di un immenso fiume, l'Orenoco, il quale certo non poteva venire che da un gran continente. Solo notava: Sono tante terre, che sono altro mondo. Due volte, spinto dal vento propizio verso il Messico, invitato dalla fortuna a precedere Cortes, vi si rifiutò, ostinandosi dieci mesi, fino al disfacimento del naviglio, in mezzo a correnti pericolosissime, mentre era a due passi da un Continente che ostinavasi a non vedere, o almeno a credere fosse ancora... Asia.
Nell'ultimo viaggio a Costarica e Veragua, egli non solo non presentiva la vicinanza dei due grandi Imperi, ma raffiguravasi l'America centrale come una penisola del Continente Asiatico, protendetesi a sud nell'Oceano Indiano e paralello, simmetrico a quella di Cuba.
Si è voluto sostenere, è vero, da molti: che nella quarta spedizione Colombo presentisse l'esistenza del Pacifico, allorchè egli cercava ostinatamente un passaggio lungo l'istmo di Panama.
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