Avendo voi giudicata artificiosa l'ultima mia lettera, è cosa evidente che non siam d'accordo intorno all'idee del vero e del falso, del semplice e dell'artificioso. Il confessare d'aver ricevuto a tempo una vostra lettera e di non avervi risposto, per non entrare in discussioni disaggradevoli, a me pare una verità così nuda d'ornamenti, che, non detta fra amici della nostra confidenza, sarebbe dura e scortese. Che tutti gli uomini son tenuti per legge di natura a soccorrere gl'infelici ma che l'obbligo di proteggere il merito è riserbato ai potenti, sono proposizioni semplici ed incontrastabili che per gente del nostro calibro sarebbe tanto inumano il non soccorrere quanto ridicolo il proteggere, è corollario che deriva necessariamente dall'assioma predetto. Or ditemi, per carità, in una lettera che contiene verità così solide e così poco mascherate dove Domine avete saputo sorprendere un artificio così sottile che supera quanto in questo genere avete osservato finora? Se il tenore di quella lettera è artificioso, la maniera contraria sarà dunque la semplice; ecco per conseguenza come per vostro avviso doveva scrivere per non essere artificioso: non ho risposto alla vostra per la folla delle mie occupazioni, per mancanza di salute e per colpa della posta che l'ha ritardata ecc. Sono inconsolabile di non poter passare gli uffici che richiedere per il vostro raccomandato, avendone già passati per altri che l'han prevenuto; o pure - seconderò quant'è possibile con le mie le vostre premure, e poi senza dir bugia, approfittarmi nell'operare della condizione quant'è possibile.
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Lettere
Parte prima
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano 1954
pagine 1548 |
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Domine
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