Le sono gratissimo del piacere che mi fa sperare nelle lettura del sacro suo poema: impazientemente l'attendo, e con la più giusta, riconoscente ed ossequiosa stima mi confermo intanto.
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A GIUSEPPE CERRETESI - NAPOLI
Vienna 6 Agosto 1777.
Mentre voi impiegate, amatissimo signor Cerretesi, tutte le veneri attiche per convincermi che l'invidia mia malissimo convenga al tenore delle infelici vicende della vostra vita, la provate legittima e necessaria, anzi inevitabile, con la serena, lepida ed eroica tranquillità che regna costantemente ne' vostri ornati e felici racconti: argomento incontrastabile del robusto vigore dell'animo vostro, superiore a tutte le stravaganze della Fortuna e alle dolorose gabelle che dee pagare alla natura la povera nostra tormentata umanità. Sì, caro signor Cerretesi: io v'invidio a gran ragione, ma di quella invidia innocente che non si nutrisce dell'indegno desiderio di vedervi privo della vostra bella costanza, ma si affligge di non saperla imitare. Le graziose e felici vostre idee poetiche, il pericoloso tribunale della Penitenza, le sirene pedemontane e latine, i vostri precipizi fetontei, ed ogni periodo della bellissima vostra lettera somministrarebbero materiali per una risposta atti a rendere eloquenti infantes statuas, ma non me che sono alle mani con una legione di flati ipocondrici resa padrona della mia testa da quattro giorni in qua a segno che supera la pazienza della quale mi ha fornito la lunga assuefazione con questa indiscreta canaglia: onde compatitemi, continuate a soffrirmi tal qual sono, e credetemi con affetto, stima ed ossequio inalterabile.
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Lettere
Parte seconda
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano 1954
pagine 1264 |
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