Come altre volte era accaduto, gli operai si armarono coi fucili presi nei corpi di guardia e nei magazzini della Guardia nazionale.
Altre barricate venivano mano mano erette nelle vie più frequentate del centro.
Vi furono in molti luoghi scambi di fucilate fra gli insorti e la truppa, senza gravi danni da una parte e dall'altra.
Ma ciò che doveva far impensierire il governo, fu il contegno della Guardia nazionale.
Come nel giorno innanzi, rispose in scarso numero all'appello fattole a rullo di tamburo. Chiamata a difendere l'ordine, si frappose in molti luoghi fra le schiere dei popolani e la truppa pronta a caricarle.
- «Che cosa vogliamo noi? Che cosa vuole la popolazione? Niente altro che la riforma e la caduta d'un ministero impopolare.»
Così parlavano ufficiali e militi della Guardia nazionale ai comandanti della truppa di linea, incaricati di sciogliere gli attruppamenti.
Nel pomeriggio il re finalmente si decise a congedare il ministero Guizot, e a incaricare della formazione di un nuovo ministero il conte Molé, che aveva fama di liberale.
Benchè arrivato un po' tardi, il provvedimento poteva essere in quel momento la salvezza della monarchia.
Alla Camera l'annuncio fu infatti accolto da molti applausi dei deputati di opposizione.
Portata fino alla estremità di Parigi da Guardie nazionali a cavallo la notizia che il re, mutando il ministero, consentiva alla riforma elettorale, destò dovunque una grande soddisfazione.
Il popolo aveva vinto.
La lotta cessò dappertutto.
Alla sera le finestre e i balconi di molte case private furono illuminate in segno di esultanza.
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