Le destre loro. Un grido alza di gioiaIl felice Eleardo, e la tremante
Fanciulla irrompe in lagrime soavi,
Benedicendo la celeste aïtaChe i lunghi affanni in tanto gaudio volse.
Di Saluzzo la rocca indi a tre giorniSpalancar si dovette. Uscì Manfredo
Con pochi suoi compagni ed esularo;
E in sua paterna sede il buon Tommaso,
Se non durevol pace, almen godetteSignorìa da virtudi alte illustrata,
E alle rovine di Saluzzo orrendeNuovi successer tetti e nuovi prodi.
AROLDO E CLARA
CANTICA.
Ideai e verseggiai la cantica d'Aroldo e Clara molto prima di scrivere i Saluzzesi; ma la pongo qui perché il soggetto si collega con quello del precedente poemetto.
Questa cantica nacque in giorni di somma sventura, ne' quali io, sentendomi troppo inclinato a sentimenti di sdegno, procacciava di vincerli col ragionare fra me stesso sulla bellezza della mansuetudine. Era in me indelebile un consiglio del buon Alessandro Volta, il quale un dì m'aveva detto queste parole, distogliendomi dallo scrivere satire: - "La poesia arrabbiata non migliora nessuno; e se v'avviene di sentirvi iracondo e propenso a spargere la bile in versi, paventate di diventar maligno. Vorrei anzi che allora cercaste di raddolcirvi, poetando sopra qualche nobile esempio di carità e d'indulgenza."
AROLDO E CLARA.
Sed si esurierit inimicus tuus, ciba illum;
si sitit, potum da illi.
(Ep. Ad Rom. 12.)
I.
Piangi, o la più gentil fra le convalliDello spumante Pellice, ove un giorno
Alle sale d'Aroldo i Saluzzesi
Cavalieri affluìano ad alte feste.
Più non vedrai delle sue torri a sera
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Poesie inedite
di Silvio Pellico
Tipografia Chirio e Mina Torino 1837
pagine 291 |
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