Ufficialmente, la vendita degli schiavi è vietata in Egitto, come la tratta è severamente proibita nelle regioni dell’alto Nilo; in virtù di convenzioni anteriori conchiuse coll’Inghilterra, la servitù personale avrebbe dovuto essere completamente abolita il 4 agosto 1884 nei confini del dominio del Khedive, ma gli articoli del trattato sono rimasti lettera morta, ed i rappresentanti della Gran Bretagna, diventati onnipossenti in Egitto, si limitarono all’invio di una circolare, che ricorda la legge imposta dal Khedive(771). Pare probabile che manterranno a questo riguardo la stessa riserbatezza di Gordon nel Sudan egiziano, e lasceranno ai loro padroni in tutta proprietà gli uomini e le donne acquistati per cattura o per compera. Se i bazar di schiavi sono chiusi, le transazioni si fanno egualmente, ed i grandi personaggi possono sempre acquistarvi eunuchi per custodire le loro donne. La ragione della sussistenza della schiavitù in Egitto è il mantenimento degli aremmi, il cui regime misterioso non è compatibile con servi che possano rompere il loro contratto. Però è certo che, fuori dei palazzi appartenenti ai grandi musulmani, la domesticità sostituisce a poco a poco la schiavitù; tutti i negri i quali vanno a reclamare alla polizia la loro «carta di libertà» la ottengono immediatamente, e possono stabilirsi dove loro piace per esercitarvi un’industria. Gli Occidentali, conquistatori come gli Arabi ed i Turchi, portano secoloro un nuovo ordinamento sociale.
Il regime della proprietà si modifica nello stesso modo coll’intervento degli Europei negli affari.
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