Ma qui non si tratta di ciò: certo è che i Francesi concepiscono meglio di quel che combinino; e oramai non mi confondo di cosa veruna di questo mondo; tanto piú che uno de' primati della nostra chiesa (personaggio ch'io, pel suo candore e per le paterne sue viscere, venero sommamente) pigliò per l'appunto il medesimo granchio.
- Non posso - diceva egli - non posso indurmi a posare gli occhi sovra le omelie (102) scritte dal buffone del re de' Danesi.
- Sta bene - rispondeva io - ma, monsignore, i Yorick sono due. L'uno, di cui parla Vostra Eccellenza, è morto già da otto secoli, e seppellito; e fioriva nella corte di Ordenvillo; l'altro Yorick mi son io, che non fiorisco, monsignore, in corte veruna. - Il prelato crollava il capo.
- Dio buono! - diceva io - a questo modo ella, monsignore, scambierebbe Alessandro il grande per Alessandro calderaio(103).
- Tant'è - tornava a dire il prelato.
- Se Alessandro re de' Macedoni - soggiuns'io - potesse trasferir monsignore a miglior vescovado, sono sicuro che monsignore non direbbe cosí.
Il povero conte de B*** non cadde se non nel medesimo errore.
- Et monsieur est-il Yorick? - gridò il conte.
- Je le suis.
- Vous?
- Moi, moi qui ai l'honneur de vous parler, monsieur le comte.
- Mon Dieu! - diss'egli abbracciandomi - vous êtes Yorick!
E si calcò frettoloso in saccoccia quel volume di Shakespeare, e mi lasciò solo nelle sue stanze.
XLVIII
IL PASSAPORTO
VERSAILLES
Perché mai se n'andasse cosí a precipizio, e perché Shakespeare entrasse nella tasca del conte, erano nodi ch'io non poteva mai sciogliere.
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