— Nessuna, ch’io sappia.
— Masticate, voi? — disse il primo, porgendo al nuovo venuto un pezzo di tabacco in modo veramente fraterno.
— Grazie, no; non è cosa che mi si confaccia, — rispose questi, ritraendosi un poco.
— No, eh? — fece l’altro con aria indifferente, mettendosi in bocca il tabacco per averne sempre una buona provvisione a benefizio della radunanza.
E vedendo che il vecchietto aveva una scossa ogni volta che egli sputava, il brav’uomo si volse tranquillamente da un altro lato, e si diede a fulminar dei suoi tiri uno degli alari, con tale abilità guerresca, che sarebbe stata sufficiente ad espugnare una città.
— Che cosa c’è? — disse il vecchio signore vedendo che una parte della società erasi aggruppata davanti a un cartello.
— I connotati d’un negro, — gli fu risposto.
Il signor Wilson, tale era il nome di quell’omiciattolo, si rizzò in piedi, e dopo avere con grande attenzione messo in luogo sicuro la valigia e l’ombrello, trasse dal taschino i suoi occhiali, ed inforcatili sul naso lesse ciò che segue:
«È fuggito dalla casa del sottoscritto il mulatto per nome Giorgio. Il detto Giorgio è un giovane alto sei piedi; la sua tinta è molto chiara; ha capelli biondi e ricciuti; egli è intelligentissimo, parla bene, sa leggere e scrivere; probabilmente si farà passare per bianco. Il suo dorso e le sue spalle hanno profonde cicatrici, e nella sua mano destra è marcato con la lettera H.
«Darò quattrocento dollari a chi me lo riconduca vivo, ed ugual somma a chi mi dia prove sodisfacenti ch’esso è stato ucciso.
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Wilson Giorgio Giorgio
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