— Basta, figliuola, basta; abbi riguardo: tu mi accresci il dolor di capo! — disse la madre, dopo averla abbracciata con languidezza.
Saint-Clare entrò anch’egli, abbracciò la moglie in modo affatto ortodosso e coniugale, indi le presentò sua cugina.
Maria alzò i grand’occhi sopra di lei con una certa curiosità, e l’accolse con indolente cortesia.
Un drappello di schiave faceva allora calca all’uscio per entrare, e fra esse una mulatta di età matura e assai rispettabile d’aspetto si fece innanzi con un tremito di commozione e di gioia.
— Ah, ecco Mammy! — gridò Evangelina attraversando la stanza come una freccia, e le si avvinghiò al collo.
Questa donna non si lagnò che le facesse venire il mal di capo; anzi, la strinse fortemente al suo seno ridendo e piangendo in guisa da far dubitare della sua ragione. Staccatasi da lei, Evangelina corse dall’uno all’altro dando strette di mano e baci, della qual cosa miss Ofelia, come disse poi, si sentì rivoltare lo stomaco.
— Eh! — disse Ofelia. — Voialtri del Sud fate certe cose, a cui io non potrei piegarmi.
— Che cosa, di grazia? — domandò Saint-Clare.
— Sì, io sono cortese con tutti, né mai commetterei cosa che offenda; ma abbracciare poi...
— ... i negri! — disse interrompendola Saint-Clare. — Non lo fareste, eh?
— No davvero! Come mai essa può farlo? — Saint-Clare rise e uscì dalla stanza.
— Olà! Qui tutti: Mammy, Jemmy, Polly, Sukey; siete contenti di rivedere il padrone? — disse, e distribuiva strette di mano intorno a sé. — Badate ai ragazzi!
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Mammy Evangelina Evangelina Ofelia Ofelia Sud Saint-Clare Saint-Clare Mammy Jemmy Polly Sukey
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