— La gente si affollava attorno a quelli che leggevano i giornali, che pareva una festa.
— I giornali son tutte menzogne stampate! sentenziò don Giammaria.
— Dicono che è stato un brutto affare; abbiamo perso una gran battaglia, disse don Silvestro.
Padron Cipolla era accorso anche lui a vedere cos'era quella folla.
— Voi ci credete? sogghignò egli alfine. Son chiacchiere per chiappare il soldo del giornale.
— Se lo dicono tutti che abbiamo perso!
— Che cosa? disse lo zio Crocifisso mettendosi la mano dietro l'orecchio.
— Una battaglia.
— Chi l'ha persa?
— Io, voi, tutti insomma, l'Italia; disse lo speziale.
— Io non ho perso nulla! rispose Campana di legno stringendosi nelle spalle; adesso è affare di compare Piedipapera e ci penserà lui; e guardava la casa del nespolo, dove facevano baldoria.
— Sapete com'è? conchiuse padron Cipolla, è come quando il comune di Aci Trezza litigava pel territorio col Comune di Aci Castello. Cosa ve n'entrava in tasca, a voi e a me?
— Ve n'entra! esclamò lo speziale tutto rosso. Ve n'entra… che siete tante bestie!…
— Il guaio è per tante povere mamme! s'arrischiò a dire qualcheduno; lo zio Crocifisso che non era mamma alzò le spalle.
— Ve lo dico io in due parole com'è, raccontava intanto l'altro soldato. È come all'osteria, allorché ci si scalda la testa, e volano i piatti e i bicchieri in mezzo al fumo ed alle grida. L'avete visto? Tale e quale! Dapprincipio, quando state sull'impagliettatura colla carabina in pugno, in quel gran silenzio, non sentite altro che il rumore della macchina, e vi pare che quel punf! punf! ve lo facciano dentro lo stomaco: null'altro.
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