Il termine poi per le difese venne prorogato.
V. Delle opinioni e metodi della procedura criminale in quella occasione
Acciocché poi si possa concepire un'idea precisa e originale del modo di pensare in quel tempo, credo opportuno di trascrivere un esame, che sta nel corpo di quest'orribile processo; veramente serve egli di episodio alla tragedia del Piazza e del Mora; ma siccome originalmente vi si vedono la feroce pazzia, la Superstizione, il delirio, io lo riferirò esattamente, ponendo in margine distintamente le osservazioni che mi si presentano. Ecco l'esame:
Die suprascripto, octavo Julii.
Vocatus ego notarius Gallaratus, dum discedere vellem a loco suprascripto appellato la Cassinazza, juvenis quidam mihi formalia dixit [Il giorno suindicato, 8 luglio: Mentre io, notaio Gallarati, stavo allontanandomi dal luogo soprascritto, chiamato la Cassinazza, un giovane mi rivolse queste testuali parole] "Io voglio che V. S. mi accetti nella sua squadra, ed io dirò quello che so".
Tunc ei delato juramento etc. [Allora, fattogli prestare giuramento].
Interrogatus de ejus nomine, cognomine, patria [Interrogato del suo nome, cognome, luogo di nascita]Respondit: "lo mi chiamo Giacinto Maganza, e sono figliuolo di un frate, che si chiama frate Rocco, che di presente si trova in S. Giovanni la Conca, e sono Milanese, e molto conosciuto in porta Ticinese".
Int.: "Che cosa è quello che vuol dire di quello che sa".
Resp. titubando: "Io dirò la verità, è un cameriere, che dà quattro dobble al giorno". - Deinde obmutuit stringendo dentes [Indi tacque, stringendo i denti].
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