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Il Duomo di Teramo.
Storia e descrizione
Francesco Savini
Forzani e C. Roma, 1900, pagine 176 (più 29 tavole)

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IL DUOMO DI TERAMO
   la porta una cuspide, d'epoca, come abbiamo ora detto, posteriore, orlata di singolari pennacchi, che richiamano a quelli del celebre Duomo d'Orvieto, e cimata da un'aquila: s'apre nel mezzo un rosone destinato, e prima ed ora, a dar luce all'interno, e sopra di esso una nicchia ad arco trilobato,, terminante a piramide e con entro la statua della Vergine col bambino tra le braccia. Fiancheggiano la cuspide alla base due altre simili nicchie, quella a destra del riguardante con la statua di S. Berardo vescovo e protettore di Teramo e quella a sinistra con una santa riccamente panneggiata. Inoltre sulle colonne estreme della porta spiccansi a sinistra l'arcangelo Gabriele con un giglio di ferro in mano, ed a destra la SS. Annunziata. La fattura di quelle tre statue è piuttosto rozza e parrebbero quindi avanzi della vecchia facciata di Guido, mentre queste due ultime, assai più artistiche nella forma e nelle movenze, vanno attribuite all'epoca ed agli artefici della porta. Certamente anteriori sono però gl'intagli del suddetto rosone e somigliano, specialmente nelle foglie contratte di acanto, a quelle che circondano la porta della sagrestia, di cui parleremo più innanzi (§ 65). Dalla' forma acuta di questo frontone e da quella del rosone, là quale ne mostra la maggiore antichità, è uopo trarre, che il primo sia stato aggiunto più tardi al bellissimo tondo della porta, per cimarla all'uso gotico, invalso fra noi solo nel Quattrocento, appunto come segui, e lo abbiamo notato (§ 54, e) del campanile, che andò coronato dalla piramide in quello stesso secolo xv. La ruota poi, o rosone, che, prima semplice e maestoso, dominava dall'alto della facciata, restò chiuso allora nel timpano del nuovo frontone, così, come oggi si vede. È bene inoltre qui soggiungere, che il frontespizio, o cuspide che voglia dirsi, nello stile lombardo è assai basso, come da una parte veggiamo nelle nostre chiese di quella maniera; ad esempio in S. Maria a Mare presso Giulia, e dall'altra ci prova il Mella,1 che ne stabilisce anche le regole e le proporzioni geometriche.
   1 MELLA, Elem. dett'archit. lombarda, Torino, 1885, p. 19.

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