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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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   clini per vino, in abbrugiar botti, tavolati, tetti, ed altre mas-sarizie di legname, la valuta, dicono, di ventimila docati, e più. Nel principio dell'anno 1530 essendo l'Imperatore venuto a Bologna a prendere dal Papa la corona d'oro, i nostri Cittadini non già avviliti per li grossi danni, e dispendj, non volendosi far scappar di mano questa occasione, mandarono il Dottor Francesco Trimonzio all'Imperatore per la confermazione dei nostri privilegii, andando con lui (ancorché giovane) Camillo Bucciaredo suo cognato. Era il Trimonzio dotato di molta eloquenza, e di bello aspetto: ed egli per accrescersi più decoro volse sempre comparir vestito di lungo a somiglianza dei dottori di quel tempo con una toga di velluto verde sino al tallone, dal quale ottenne ciò, che seppe domandare per la Città. Or assicurato il Trimonzio delle grate accoglienze, e, delle grazie dell'Imperatore alla Città concedute, essendo Berardo Bucciarello suo cognato fratello di sua moglie fuorgiudicato, per avere ucciso, essendo giovanetto in compagnia d'alcuni altri, un famiglio di Corte, supplicò in grazia l'indulto per detto suo cognato. Ma l'Imperatore ponendosi due volte la mano destra sopra il petto disse: A mi ah, a mi ah. Ed essendo falto cenno con mano a Trimonzio, che stesse zitto da uno che slava di là dall'Imperatore, non replicò altro, ma presa licenza, se ne partì subito senz'altra dimora.
   Rob. Quali furono le grazie, che ottennero dall'Imperatore in favore della Città?
   Giul. Primieramente con un privilegio amplissimo dei 15 di Febraro 1530 conferma tutti i privilegii e grazie concesse, dagli antipassati Re, e Regine, e specialmente quello del Re Alfonso I de 26 Ottobre 1465, ne quali sub verbo, et fide Regis tra le mol-t'altre grazie si promette in perpetuo la demanial libertà. Già questo privilegio avrebbe meritato, che vi fosse letto a parola in parola, ma per esser alquanto lungo non voglio fastidirvi. Silibene voglio leggere per ora una parte, che vi darà consolazione. Il restante ad altra vostra commodità potrete voi stesso leggere. Udite: Nos igitiir eorum prec-ibus gradóse inclinati, animadverlentes, eandem Universilalem et homines diete Civitatis Terami in nostra et nostrorum major um fide et tanta constanlia perslitisse ut nullis non gratiis, et favoribus dignos esse videantur. Tenore prae-

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