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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto! a disposizione la copia del volume. [Home Page]
clini per vino, in abbrugiar botti, tavolati, tetti, ed altre mas-sarizie di legname, la valuta, dicono, di ventimila docati, e più. Nel principio dell'anno 1530 essendo l'Imperatore venuto a Bologna a prendere dal Papa la corona d'oro, i nostri Cittadini non già avviliti per li grossi danni, e dispendj, non volendosi far scappar di mano questa occasione, mandarono il Dottor Francesco Trimonzio all'Imperatore per la confermazione dei nostri privilegii, andando con lui (ancorché giovane) Camillo Bucciaredo suo cognato. Era il Trimonzio dotato di molta eloquenza, e di bello aspetto: ed egli per accrescersi più decoro volse sempre comparir vestito di lungo a somiglianza dei dottori di quel tempo con una toga di velluto verde sino al tallone, dal quale ottenne ciò, che seppe domandare per la Città. Or assicurato il Trimonzio delle grate accoglienze, e, delle grazie dell'Imperatore alla Città concedute, essendo Berardo Bucciarello suo cognato fratello di sua moglie fuorgiudicato, per avere ucciso, essendo giovanetto in compagnia d'alcuni altri, un famiglio di Corte, supplicò in grazia l'indulto per detto suo cognato. Ma l'Imperatore ponendosi due volte la mano destra sopra il petto disse: A mi ah, a mi ah. Ed essendo falto cenno con mano a Trimonzio, che stesse zitto da uno che slava di là dall'Imperatore, non replicò altro, ma presa licenza, se ne partì subito senz'altra dimora.
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