Stai consultando: 'Della Storia di Teramo. Dialoghi sette', Mutio deì Mutij

   

Pagina (333/417)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (333/417)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   tcstatis plenitudine, omnes, et qnosctinque defectus tam Iuris, quatti /adi, et solemnitatuvi ommissiotte, ctc. Ho lasciata gran parte del principio, ove sta un bel proemio, e le solennità dei fine.
   Rob. Ben haggia chi ha concesso, chi ha scritto, c chi ha ottenuto, e quei, che mandarono ad ottenere tale privilegio; essendo chiaramente confirmata in esso la nostra demanial libertà.
   2.
   Cxiul. Or tornando il Tritnonzio in Teramo fu ricevuto con grande applauso e festa, ed i cittadini stavano allegrissimi, perchè torneano sempre, avanti la sua tornala, di qualche disastro; ma questa allegrezza durò brevissimo tempo, perché quando i cittadini (essendo partiti quattro mesi prima i Tedeschi) si credeano riposare; ecco comparve d'improvviso nel palagio del Magistrato un Commissario, comandando per parte di D. Sances d'Alarson Colonnello dell'Infanteria Spagnola, che si preparassero le stanze per Ire compagnie di soldati, e per la persona di detto I). Sances. Gli fu risposto dai Signori del Reggimento quasi colle lacrime agli occhi, che la Città slava esausta per la carestia continuata più anni, e per i prossimi passati alloggiamenti, ed altri travagli, che non essendovi pane, molti all'inpiedi cadevano morti. Replicò il Commissario con una cera assai severa: Trovasi quanto sarà bisogno per detlo alloggiamento, e voltate le spalle, voltò via. ti Reggimento fè subito ragunare cernita de cittadini, che cosi d'improviso si poterono avere e dopo un lungo colloquio, avuto tra loro, fu conchiuso, che a soldati si chiudessero le porte in faccia, con rispondere alla loro venula esser buoni sudditi, e fedeli della Maestà Cesarea, e che non per altro ricusavano dar loro alloggiamento se non per mancanza di vettovaglie, e per non venire con essi alle mani. Fu anco in detta cernila deliberato, che per defensione di detta Città si mandasse per gente alla montagna, (1) ed in Ascoli, siccome in effetto ci vennero cento banditi della montagna, e da Ascoli il Capitan Vincenzo di Ser Berardino con altri cento.
   Rob. Io vado augurando, che questa fosse una imprudente risoluzione. Diceano i cittadini non avere pane per i soldati, e poi conducevano altre genti nella Città?
   (1) Era di banditi, onde più tardi la città portò pena.

Scarica