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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   snidali nelle persone, nò meno nella robba: Che le donne, che partiranno dalla Città, non siano molestate dai soldati nelle persone, ne meno nei vestimenti, nò in qualsivoglia altra sorte di robba, che porteranno sopra, purché non sia vettovaglie; ed abbiano un giorno di tempo a partirsi prima che i soldati entrino nella Città: Che si perdonino tutte le oíí'ese, che si rendano tutti i prigioni dell'una, e dell'altra parie: Che si diano sei cittadini principali figli di famiglia, per ostaggi in potere del Signor Gismondo, e quando i cittadini che restano nella Città non osservassero li delti capitoli, detti sei cittadini si danno in potere del signor D. Sanees. Questi capitoli furono scritti in due fogli di carta sottoscritta di propria mano ria D. Sanees, e col proprio sugello corroborati, poi sottoscritti, e sig-gellatl dai signori del Reggimento, e datone uno per parte, furono inviolabilmente dall'una, e dall'altra parte osservati.
   Rob. Chi furono i sei cittadini per ostaggio?
   Giul. Battista Cariceno, Camillo Bucciarello, Ceccone di Stefano Muzii, Cola Urbano, Sanzo di Tommaso, e Simone Peliicciante lutti coetanei, (benché eletti a caso) e stati compagni di scuola, siccome raccontò un giorno Camillo Bucciarello.
   Rob. E sì gran somma di danaro, come si potò avere in si breve tempo trovandosi la Città esausta come avete detto, e si ha da credere, che fosse?
   Giul. Abitava in quel tempo un certo Giovanni Ponzo Spagnolo che aveva esercitati importanti uflìcii regii, ed aveva tolto per moglie madama Annunziata figlia di Cesare Consorti, il quale cor-tesamente, e senza premio alcuno prestò all'Università mille, e duecento (locati: per altri tanti, e più furono pigliali panni in credenza dai mercanti della Città di Chieti, e quelli dati a soldati, per vestirsene senza danno dell'Università. Per il complimento poi furono venduti gli argenti rotti delle Chiese, e quasi lutti gli altri argenti integri, cioè calici, patene, incenzieri, navicelle, spargioli, e fin al pastorale pigliati in prestito, e poi impegnali agli Ebrei, che stavano in Canzano, ed in Ancarano, ed ad un'altra vedova di Teramo, che fra tre, o quattro giorni poi gli argenti venduti, furono pagati alle Chiese, e gl'impegnati, riscossi, e nel l'i stesso anno re-stituiti i danari a Pier Giovanni Ponzo, e pagati i panni a mercanti col prezzo di duegabellei mpegnate,eper il resto fu buttata una colletta.

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