[Elenco dei Nomi]

(...segue) Castagna Niccola
scrittore, Città S. Angelo (12-3-1905)

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si trasformarono sino a rinnegare i principii rigorosi del maestro, perchè nuovi tempi sopraggiungevano, egli il Castagna non si scostò mai dalla tradizione della vecchia scuola napoletana, e seguitò indefessamente i suoi studii linguistici conservando l'abito e la sicurezza del gusto, il garbo e la cura nello scrivere. Perciò ei volle rimanere purista nel senso più assoluto della parola, e come purista nella forma, così tenace conservatore delle idee nel contenuto. Egli infatti aveva capito e inteso e amato la rivoluzione del 48 e aveva fatto sua la materia politica di quella rivoluzione, soffermandosi con fede amorosa in essa. Or come in politica così in letteratura egli erasi fermato alla scuola del Puoti e del Padre Cesare; e voleva che lo studio della lingua fosse un apostolato per tutti e che questa si studiasse non sulle grammatiche francesi, ma sui poeti classici italiani, sugli scrittori del trecento: e voleva che l'Italia in fatto di lingua non si asservisse a nessuna imitazione, né a quella francese, né a quella tedesca, perchè diceva: se noi saremo imitatori non saremo certo imitati. Perciò egli in mezzo a tanto diluviare di critica letteraria, fra il verismo dei neoclassici e il simbolismo dei decadenti, rimase un anacronismo, e poté sembrare più che un conservatore un retrogrado; ma se si pensi che il problema della lingua ritorna ora come già cinquantanni dietro ad agitare il campo letterario in Italia, e se si pensi che il Magistero dello stile venne negli ultimi tempi negletto e quasi dimenticato tanto da perdersi la disciplina e l'abito di scriver bene, noi non potremo rimproverare al Castagna di avere per cinquantanni tenuta alta ed immacolata una fiaccola alla cui fiamma i nostri padri si riscaldarono e che nessun vento ha potuto spegnere, tanto che

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