Quando fu addormentato e russava, i due sposi, impiegate le stesse diligenze della notte avanti, tolser la gabbia dal chiodo e via per la selva; e l'Orco dietro sbraitando. Ma il giovane, cavato fuori l'uccellino, gli sfrantumņ il capo con un sasso, per cui l'Orco cascņ in terra morto steccolito intra fine fatta. Il che accaduto, Zelinda e il suo compagno ritornarono alla spelonca; e, caricato sul cavallo dell'Orco tutto il tesoro, presero la strada del Regno delle Pomarance. Quģ giunti, si presentarono al Re, che molto lieto li ricevč; e, mirato le grandi ricchezze acquistate, consentģ allo sposalizio di Zelinda con il suo figliolo. E gli sposi vissero a lungo assieme e allegramente; e lģ nel Regno
Si goderono e se ne stiedero,
Ed a me nulla mi diedero.
NOTE
[1] Pił comunemente: Belinda e il Mostro; ed anche Rosina e il mostro. Raccolta dall'Avv. Prof. Gherardo Nerucci. Il Liebrecht annota: - «Der Haupttheil dea Märchens (bis zur Verwandlung des Ungeheuers in einen schönen Jüngling) entspricht dem Märchen aus dem Schwalmgegend, angeführt von Grimm. Kinder-Märchen III, 152 zu N.° LXXXVIII. Das singende, springende Löweneckerchen.» - La connessione della prima parte di questa fiaba col mito della Psiche č evidente e salta agli occhi. Cf. con lo esempio milanese, che segue.
L'OMBRION111.
Ona volta gh'era on papą112. El gh'aveva tre tosąnn113 e l'era molto114 pover e l'andava ą cercą la caritąa, per portą a cą de mangią a sti sņ tosąnn. E on dģ, gh'han ditt de portagh a cą on pņo d'aj115. L'č andaa fura de cą, l'č passąa d'on sit, l'ha vist on bell giardin, e l'č andąa dent116. L'ha vist, che gh'era on bell scepp117 d'aj; e l'č andąa lą e n'ha cattąa on poo.
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