NOVELLE ITALIANE DALLE ORIGINI AL CINQUECENTO


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     E sentendo le donne e' cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a tavola, senza mutare abito, con questi suoi figlioletti in braccio salita in su la sala, tra uomo e uomo là se n'andò dove il conte vide, e gittataglisi a' piedi disse piagnendo:
     - Signor mio, io sono la tua sventurata sposa, la quale, per lasciar te tornare e stare in casa tua, lungamente andata son tapinando. Io ti richieggo per Dio che le condizioni postumi per li due cavalieri che io ti mandai, tu le mi osservi: ed ecco nelle mie braccia non un sol figliuol di te, ma due, ed ecco qui il tuo anello. Tempo è adunque che io debba da te, sì come moglie, esser ricevuta secondo la tua promessa.
     Il conte, udendo questo, tutto misvenne, e riconobbe l'anello e i figliuoli ancora, sì simili erano a lui; ma pur disse: - Come può questo essere intervenuto?

     La contessa, con gran meraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano, ordinatamente ciò che stato era, e come, raccontò; per la qual cosa il conte, conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua perseveranza e il suo senno e appresso due così be' figlioletti, e per servar quello che promesso avea e per compiacere a tutti i suoi uomini e alle donne, che tutti pregavano che lei come una ligittima sposa dovesse omai raccogliere e onorare, pose giù la sua ostinata durezza e in piè fece levar la contessa, e lei abbracciò e basciò e per sua ligittima moglie riconobbe, e quegli per suoi figliuoli. E fattala di vestimenti a lei convenevoli rivestire, con grandissimo piacere di quanti ve n'erano e di tutti gli altri suoi vassalli che ciò sentirono, fece non solamente tutto quel di ma più altri grandissima festa; e da quel di innanzi lei sempre come sua sposa e moglie onorando, l'amò e sommamente ebbe cara.


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