IV
Firenze 10 settembre 1862
Pregiatissima Sig.ra Giannina
Le scrissi ultimamente da Parigi che sarei subito partito per qua
mi convenne però sostare altro poco onde avere buona cognizione del museo di Cluny che è importantissimo; tutti i compagni partirono ed io rimasi col direttore il quale mi prometteva farmi ritornare per Ginevra e quindi pel Simplon in Lombardia. Ma molte circostanze lo impedirono; allora solo presi la volta della Savoia per tornare a Torino. Quanto godessi dell'aspetto dei monti Savoiardi è inutile dirlo; parevami essere a casa mia
perché alle montagne Abruzzesi sono similissime. Ivi rigodei a guardare i spumosi fiumi che si frangono nei sassi
rigodei del puro raggio della Luna
e sperai che nella notte mi avesse confortato della sua luce sulle alture del Moncenisio. Fui a Torino
donde volli partir subito per giungere presto a Livorno
dove credevo trovarla con tutti di casa... ma fu invano. Io salutai commosso ieri sera le colline di Fiesole
salutai la cuppola del Duomo e la torre di Palazzo vecchio: credevo essere giunto nella mia patria; ma non vi ritrovai gli amici... non vi ritrovai nessuno!...
In questa casa dove avevo passati tanti belli mesi
trovai un silenzio
un deserto: mi disse la Maria che la mia robba era qui e che la Sig.ra Pierucci mi avrebbe concessa una camera
ne ebbi piacere... ma nella camera d'Antonio
non ho trovato l'amico mio! Andai per vedere la S.ra Matteucci; essa è in campagna
gli altri son tutti via... Del resto io ringraziai il cielo di aver riveduto queste troppo belle contrade; ora per essere contento davvero desidero di rivedere lei e la Sig.ra Mamma ed il caro Antonio; la Sig.ra Gigina anche essa è lontana! Però godo che la stia bene
come la S.ra Pierucci mi assicura
e prego lei
Sig.ra Giannina
a salutarla da parte mia
quando le scriverà.
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