Mentre Scimmiotto e gli altri si apprestavano a forzare l'ingresso, udirono le grida di Porcellino e del tudi che sopraggiungevano con le loro milizie.
"Come sono andate le vostre operazioni nella grotta Toccanuvole?" chiese Scimmiotto.
"La moglie del vecchio toro" rispose ridendo Porcellino, "è inciampata nel mio rastrello. Quando ho spogliato il cadavere, ho visto che si trattava di uno zibetto muso di giada. Fra i mostri c'era di tutto un po': asini, muli, tori, vitelli, tassi, volpi, ratti, daini, capre, tigri, antilopi, cervi, e tanti altri ancora. Li abbiamo sterminati e abbiamo dato fuoco alla casa. Ma il tudi mi ha parlato di quest'altra residenza, e siamo venuti per distruggere anche questa."
"Molto bene, saggio fratello; mi congratulo del tuo successo!" esclamò Scimmiotto. "Io non sono ancora riuscito a concludere. Il vecchio toro si era mutato in un bufalo di dimensioni incredibili, e io ho dovuto assumere la taglia dalla terra al cielo. Gli dèi hanno avuto la compiacenza di venire a darmi una mano e circondarlo; ma lui è riuscito a chiudersi là dentro."
"È quella la Grotta del Banano?"
"Appunto, è il posto dove abita la Râksasî."
"Non li lasceremo mica là dentro a pomiciare e crescere in età e saggezza" replicò vivamente Porcellino. "Che cosa aspettiamo a spaccare tutto, ammazzare quella stronza e prenderci il ventaglio?"
Il bravo bestione! Era talmente pieno di energia che, quando levò alto il rastrello e lo abbatté a tutta forza, l'intero fronte della rupe in cui si apriva la porta della grotta franò con enorme fracasso. La ragazza di servizio in portineria corse dentro spiritata: "Padre, qualcuno ha buttato giù la facciata di casa!"
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