Raffinate volute di capelli
Corvini sulla giacca di velluto
Verde smeraldo. Le dita sottili
Come germogli di bambù, i suoi piedi
Loti d'oro, non più di mezza spanna.
Come un piatto d'argento la sua faccia,
Incipriata e con le labbra rosse.
È bella e dignitosa, seducente
Più di Chang'e nel mondo della luna.
Il monaco al mattino ha catturato
Per farne il proprio sposo entro la sera.
Scimmiotto tratteneva il respiro. Le labbra rosse come ciliegie si dischiusero per ordinare: "Ragazze, servite in tavola. Celebriamo questo banchetto, e poi consumerò senza altro indugio le nozze con il mio caro monaco cinese."
"Porcellino aveva quasi ragione" sogghignò Scimmiotto fra sé. "E io credevo che scherzasse! Andiamo a vedere in che stato è il maestro; se si è fatto sedurre, lo lascio come l'ho preso."
Ronzò intorno, e trovò Tripitaka seduto nel portico est dietro un tramezzo di carta rossa, trasparente in alto e opaco in basso. Scimmiotto passò da un forellino della carta, andò a posarsi sulla testa rasata e lo chiamò piano: "Maestro!" Tripitaka bisbigliò: "Discepolo, salvami!"
"Siete il solito pesce fuor d'acqua, maestro. Questa bella ragazza vi offre un festino e poi vi sposa. Vi darà un figlio, o magari una figlia: avrete la discendenza assicurata. Che cosa non va?"
"Discepolo!" esclamò inorridito Tripitaka. "Da quando ti ho raccolto sul Monte delle Due Frontiere, ti pare che abbia mai toccato un cibo vietato? Ho mai infranto divieti, fosse pure con il pensiero? Se cedo il mio yang a questa creatura che lo vuole, che io possa sprofondare nel ciclo della trasmigrazione ed essere respinto oltre il Monte delle Tenebre, senza speranza di liberazione!"
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