[Parla Tripitaka nel cap. 39] "Se volete venire vi dovete comportare bene. Prima di prendere la parola bisogna rispettare il rito di omaggio al sovrano."
"Come dire che ci si dovrebbe prosternare?"
"Proprio così; è il cerimoniale dei cinque saluti e delle tre prosternazioni."
"Ma nemmeno per sogno!" disse Scimmiotto ridendo. "Che sciocchezza! Perché mai ci dovremmo umiliare?"
Un altro esempio illustra, insieme al temperamento del protagonista e alla capacità comunicativa che accompagna la sua aggressività, la ferocia cosmica dell'autore.
Giunti alla meta del lungo viaggio, i pellegrini si recano nella biblioteca del Paradiso Occidentale per ricevere i sutra da riportare in Cina. Ma Ânanda e Kâshyapa, gli illustri paredri del Buddha da lui incaricati della consegna, chiedono in cambio una mancia; poiché non la ottengono (i pellegrini sono privi di denaro), si sottraggono agli ordini e consegnano semplici rotoli di carta bianca. I poveri pellegrini si incamminano sulla via del ritorno, a rischio di scoprire troppo tardi che l'intero viaggio non è servito a nulla. Per fortuna qualcuno li aiuta ad accorgersi presto dell'inganno.
"Maestro" disse Scimmiotto, "è chiaro: quei due onorevoli malandrini, indispettiti perché non pagavamo la stecca, si sono vendicati così. Adesso ritorniamo dal Buddha e gli presentiamo una bella denuncia per frode e concussione." (cap. 98)
Scimmiotto va a presentare la sua denuncia con la consueta energia. "Non gridare!" gli disse il Buddha ridendo. "So benissimo che i miei chiedono mance alla gente". La giustificazione canonica della corruzione dei suoi paredri, approvata dal Buddha, è che l'onestà contrasterebbe con la pietà paterna: "Li ho rimproverati per aver chiesto poco, a rischio di lasciare nel bisogno i loro figli e discendenti."
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