Afferrava Taizong e voleva trascinarlo con sé. L'imperatore stringeva i denti e si dibatteva, si sentiva in una situazione senza uscita; il corpo gli si copriva di sudore. A un tratto si alzarono da sud nubi colorate e si sparse un profumo d'incenso: un'immortale avanzò e colpì il drago senza testa con un ramo di salice; esso scomparve verso nord ovest con desolati lamenti.
Era la pusa Guanyin, ospitata provvisoriamente nel tempio della divinità locale della capitale. Aveva sentito nella notte quei pianti e lamenti dell'al di là, ed era intervenuta per liberare l'imperatore dal drago malefico. Ma il drago, come vedremo, presentò ugualmente la sua denuncia ai tribunali infernali.
Intanto Taizong si svegliò e si mise a gridare: "Al fantasma, al fantasma!"
Le imperatrici dei tre palazzi e le concubine delle sei corti, come gli eunuchi del servizio privato, ne furono tanto allarmate che per quella notte persero il sonno, e non facevano che tremare.
Al terzo segno della quinta veglia, gli ufficiali civili e militari si affollarono alle porte in attesa dell'udienza imperiale. Aspettarono fino all'alba, ma il sovrano non compariva e tutti si chiedevano, inquieti, che cosa stava accadendo. Solo quando il sole fu alto nel cielo, fu proclamato:
Siamo indisposti. Siete dispensati dall'udienza.
Trascorsero cinque o sei giorni di incertezza. L'inquietudine era tale che i mandarini erano sul punto di forzare le porte per aver notizie certe sulla salute imperiale, quando la prima imperatrice convocò a palazzo il medico di corte. La folla si accalcava alle porte per aver notizie. Il medico, uscendo, dichiarò: "Il polso dell'imperatore è irregolare, ora lento e ora rapido. Divaga e vede fantasmi. Ho inoltre notato che nei cinque visceri c'è scarsità di soffio vitale, e una battuta d'arresto ogni dieci movimenti. Entro sette giorni potrebbe accadere qualcosa che non si potrebbe tener nascosto."
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