"Insomma, sbrigati, abbiamo chiacchierato abbastanza. Mi rovini un'operazione importante."
Il re celeste non si poteva sottrarre, e tese il coperchio a Scimmiotto.
Il Novizio lo afferrò, salì su una nuvola, atterrò sul tetto della sala di meditazione e dispose la protezione di Tripitaka, del cavallo bianco e dei bagagli. Poi si andò a sedere sul tetto della cella del patriarca, per proteggere anche il kasâya. Quando vide i monaci accendere il fuoco, fece un passaggio, recitò un incantesimo e incominciò a soffiare rivolto a sud ovest. Ciò provocò un vento così violento, che il fuoco divampò subito in enormi fiammate. Che incendio, che falò notturno! Ecco qua:
Da colonne di fumo scaturiscono fiamme,
Rossi bagliori contro il cielo senza stelle.
Son serpenti dorati, poi cavalli di sangue.
I tre venti del sud vanno soffiando a gara.
Il grande dio del Fuoco mostra la sua potenza.
Quando le fiamme giungono alle porte oleate
Si sprigiona il calore più che nel forno alchemico.
Si diffonde l'incendio doloso con violenza:
Il crimine è aiutato, invece di impedirlo.
Il fuoco è secondato dalla forza del vento:
Fiamme salgono al cielo per più di mille tese,
Le ceneri ricadono di là dall'orizzonte.
Si odono scoppi come petardi a capodanno
E rimbombi che sembrano dei colpi di cannone.
Alle fiamme non sfuggono le immagini del Buddha
Né degli dèi guardiani. È un incendio peggiore
Che del Palazzo Epang o della Rupe Rossa!
È il caso di ricordarlo: una scintilla può bruciare diecimila arpenti. Le fiamme attizzate dal vento avevano trasformato l'intero monastero di Guanyin in un rogo rosseggiante. I monaci cercavano di mettere in salvo cofani e panieri, spostavano tavoli, gettavano stoviglie; si udivano dappertutto gemiti e lamenti.
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