Il fustigatore si apprestava di nuovo a colpire, quando Scimmiotto parḷ di nuovo: "Fate un altro sbaglio, maestro. Mentre rubavamo i frutti, il nostro maestro stava conversando con i vostri ragazzi nella sala di ricevimento: non sapeva nulla dei nostri intrighi. E anche se fosse colpevole di non averci educato con sufficiente fermezza, toccherebbe a me, suo discepolo anziano, di subire il castigo per lui. Frustatemi un'altra volta."
"Questa maledetta scimmia è furba e incallita nel male, ma almeno mostra qualche traccia di pietà filiale. Se è questo che vuole, frustatela ancora." ordiṇ il grande immortale.
E il fustigatore gli inflisse altri trenta colpi. Scimmiotto, abbassando gli occhi, vide le proprie gambe lustre e scintillanti come specchi, dopo tanti colpi; ma non sentiva nulla.
Quando scese la sera, il grande immortale ordiṇ di rimettere a mollo lo staffile nell'acqua, per riprendere la somministrazione del supplizio la mattina dopo. I discepoli ubbidirono, poi se ne andarono a cena e si ritirarono nelle loro celle per dormire.
Quando i pellegrini rimasero soli, Tripitaka, con gli occhi pieni di lacrime, se la prese con i suoi discepoli: "Queste disgrazie le avete provocate voi, ma le conseguenze le pago io. E adesso come faremo?"
"Non incominciate a far lagne. A che serve? I colpi li hanno dati solo a me" ricorḍ Scimmiotto, "e a lamentarvi siete voi, che finora nessuno ha toccato."
"Non mi hanno ancora picchiato, ma sono tutto indolenzito per via delle corde che mi legano."
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