"È la meditazione puro splendor di luna."
Frugale sorrise e propose un séguito:
"Il poema ispirato ricorda il cielo chiaro."
Rettitudine solitaria:
"Un verso ben riuscito assomiglia a un ricamo."
Vacuità Eterea:
"Produce il bello stile la perla senza macchia."
Sfiora Nuvole:
"Rivive la poesia, se abbandona gli orpelli."
Tripitaka disse: "Il vostro umile discepolo, preso dall'euforia, si è lasciato andare a balbettare un verso; ma è proprio come brandire l'ascia davanti al re dei falegnami. A giudicare da quello che sento, sono in compagnia di veri maestri di poesia."
"Lasciate stare" protestò Frugale; "non è il caso di scambiarci complimenti inutili. Il buon monaco porta a termine ciò che intraprende: poiché ci avete proposto il primo verso, a voi la conclusione."
"Non ne sono capace" confessò Tripitaka. "Sarei grato al signor Diciotto se provvedesse lui."
"Non cercate scuse! Non potete rifiutare di finire ciò che avete incominciato. Non siate tanto avaro dei vostri talenti!"
Tripitaka dovette adattarsi a recitare un distico conclusivo:
"Mentre sono chinato sul guanciale di brezza
Ed il tè è in infusione, mi godo primavera."
Il signor Diciotto applaudì: "Mi piace il guanciale di brezza!"
"Frugale" lo stuzzicò Rettitudine Solitaria, "si vede la tua competenza in fatto di poesia dalla tua propensione a rimasticare i versi altrui. Perché non proponi un altro giro?"
Il signor Diciotto non si fece pregare: "Vi proporrò un inizio, e voi dovrete proseguire riprendendo l'ultima parola.
Lungi da primavera, nella stagione morta,
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