"Salutale educatamente e valuta la loro età. Se sono più o meno nostre coetanee, puoi dar loro della 'signorina'; se invece sono anziane, chiamale 'gentildonne'."
"Quante cerimonie con queste montanare!" sghignazzò Porcellino.
"Il punto non è questo. Dobbiamo affrettarci a trovare il nostro maestro, per ridurre i rischi che corre; ma dobbiamo essere certi che abbiamo davanti le persone che lo hanno rapito. Se sbagliassimo, faremmo torto a gente che non c'entra e perderemmo tempo."
"Hai ragione. Voi aspettate qui, che torno presto."
Questa volta, prima di discendere la montagna, il bravo bestione infilò il manico del rastrello nella cintura. Quando fu nei pressi del pozzo, con una scossa si mutò in un fratacchione dalla faccia scura; si diede un'aria cerimoniosa, s'inchinò profondamente e disse: "Umile servitor vostro, care gentildonne!"
Le due lo considerarono con simpatia: "Ecco un bonzo che sa come si saluta gentilmente. Da dove venite, reverendo?"
"Vengo da dove vengo."
"Dove andate?"
"Vado dove vado."
"Ma come vi chiamate?"
"Di solito mi chiamo col mio nome."
Le due si misero a ridere: "È gentile, ma non sa dove ha la testa e dove i piedi."
"Gentildonne, perché attingete acqua al pozzo?"
"Non lo sai, bonzo? La nostra padrona ha rapito questa notte un monaco cinese, e lo ospita nella sua grotta. La padrona ci ha mandato ad attingere quest'acqua, perché è più limpida di quella di casa. Serve per preparare un banchetto vegetariano, e per festeggiare il matrimonio che avrà luogo questa sera."
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